Care amiche e cari amici,
con il Mercoledì delle Ceneri la Chiesa apre il grande tempo della Quaresima: quaranta giorni “altri”, separati dal ritmo ordinario, perché il cuore possa tornare a Dio con decisione, senza distrazioni.
La liturgia ci consegna una triade essenziale — elemosina, digiuno e preghiera (cf. Mt 6,1–18) — ma ci chiede anche discernimento: queste pratiche non sono prove di forza né un esercizio di perfezionismo spirituale. Se il digiuno ci rende irritabili, duri, aggressivi; se la preghiera ci chiude in noi stessi; se l’elemosina diventa ostentazione o semplice “quota” per metterci a posto la coscienza, allora abbiamo smarrito la strada. Meglio sospendere il gesto, e ricominciare dal Vangelo.
Perché il criterio è uno solo: tutto ciò che facciamo deve renderci più capaci di amore. La carità è il télos, lo scopo, il compimento di ogni disciplina (cf. Rm 13,10). Siamo discepoli di Gesù, non allievi di una tecnica: il segno del cammino quaresimale non è la prestazione, ma il fiorire del comandamento nuovo, l’amore reciproco (cf. Gv 13,34).
Ecco allora il senso ecclesiale di questi quaranta giorni: non un’impresa solitaria, ma un ritorno vissuto insieme, in comunione e solidarietà. La Chiesa, che conosce la nostra fragilità e la dispersione del quotidiano, ci dona un “tempo forte” perché convergano le energie del cuore: per rinunciare agli idoli seducenti ma alienanti, per lasciarci riconciliare, per fare spazio alla misericordia che non si stanca (cf. 2Cor 6,2).
Buon inizio di Quaresima a tutte e a tutti: che ciò che scegliamo — poco o molto — ci renda più miti, più liberi, più veri, e soprattutto più capaci di amare.
Carmelitane DCJ – Roma
