Racconti di Quaresima
Giorno 3 — Un cuore puro e non anestetizzato

«Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova e rafforza dentro di me il mio spirito» (Sal 50).

Il Salmo 50 ci porta al centro della Quaresima: non uno sforzo volontaristico, ma una supplica. Il verbo è decisivo: crea. Come se il cuore, ferito e disperso, avesse bisogno di essere ricreato da Dio. Non si tratta di aggiustare qualche difetto, ma di lasciarsi rifare dall’interno.

E qui emerge una differenza vitale: un cuore puro non è un cuore anestetizzato.
Il cuore anestetizzato non sente: evita, rimanda, si difende. Spegne la coscienza per non soffrire, smorza il desiderio per non rischiare, si rifugia nel “non è niente”, nel “così fan tutti”. È un cuore che non piange più, non trema più, non si lascia toccare: per sopravvivere si indurisce, e chiamerà “pace” ciò che in realtà è solo assenza di vita.

Il cuore puro, invece, non è sterile né freddo: è vivo. Proprio perché non è diviso, può sentire fino in fondo. La purezza biblica non è moralismo né perfezionismo: è unità. È un cuore non doppio, non in vendita, non negoziato tra Dio e le proprie convenienze, tra desiderio di bene e compromesso nascosto. Chiedere un cuore puro significa domandare di tornare semplici: un’intenzione limpida, uno sguardo vero, una vita senza maschere davanti a Dio.

In questa linea risuona l’insegnamento esigente di San Giovanni della Croce, che nella Lettera del 22 agosto 1591 scrive:
«Che Dio ci dia una retta intenzione in tutte le cose e faccia sì che non ammettiamo consapevolmente il peccato: in questo modo, anche se gli attacchi saranno numerosi e di vario genere, voi sarete al sicuro».

La “retta intenzione” è il centro della lotta spirituale: non elimina le tentazioni, ma impedisce che il cuore vi consenta. La vera sconfitta non è essere tentati; è anestetizzarsi per non sentire più il male come male, fino a conviverci. Se l’intenzione resta orientata a Dio, anche nella fragilità rimane una direzione sicura: il cuore resta sveglio.

Per questo posso dire: ripongo la mia fiducia in Dio per la lotta spirituale e attingo dall’esempio di Cristo il desiderio di soddisfare il Padre in tutte le cose. Non per ansia di perfezione, ma per amore: un amore che non si addormenta.

La Quaresima diventa così un cammino di unificazione: un cuore ricreato, un’intenzione purificata, una fiducia che non si arrende. E, soprattutto, un cuore che torna sensibile: capace di Dio, capace dell’altro, capace di verità.

Carmine – Carmelitano Laico DCJ